Situato sulle colline piacentine, confinante su un lato con il fiume Trebbia, il Golf Club Croara è immerso in un bosco di alberi decidui, alcuni secolari, altri piantati di recente come rimboschimento.
La proprietà è divisa un due aree separate, caratterizzate da una morfologia naturale del terreno non molto movimentata, ma con alcune aree più scoscese, che garantiscono viste di particolare bellezza e discreta varietà di gioco.


Il percorso comincia in un’area decisamente piatta, con le prime due buche che corrono parallele l’una all’altra in direzioni opposte. Nulla è stato fatto per migliorare le forme nel paesaggio, che risulta così decisamente poco interessante. Il giudizio cambia a partire dalla buca 3, caratterizzata da un green sopraelevato, difeso da tre bunker sapientemente scolpiti con forme molto piacevoli alla vista. Da notare anche il par 5 della 6 , molto tecnico, che richiede estrema cura nel posizionamento dei colpi.
La qualità del campo cala ancora notevolmente con la buca 7, par 3, molto breve e con bunker posizionati senza nessuno studio e costruiti in maniera molto approssimativa. Il livello del percorso torna di nuovo sufficiente quando ci si avvicina alle sponde del fiume; il terreno leggermente mosso è stato infatti sfruttato appieno per disegnare buche con variazioni nei colpi da eseguire per raggiungere i bersagli.


Di rilievo alla buca 11 il primo ostacolo d’acqua presente sul percorso, posizionato strategicamente vicino al bordo destro del fairway. Nuovamente poco interessanti la 12 e la 13, con faiway piatti come tavoli da biliardo e green protetti da numerosi bunker su ogni lato, così da rendere inutile ogni tentativo di affrontare le buche con una strategia di gioco. Molto stretti i due successivi corti par 4, la 14 è caratterizzata da un green sopraelevato con una forte pendenza verso l’entrata; dove è molto difficile giudicare la posizione esatta della bandiera e di conseguenza la scelta del ferro da giocare.


La 15 è contraddistinta da una vista molto suggestiva dal tee, con sullo sfondo il campanile di una chiesa che funge da punto di riferimento per la direzione del drive: il green è di nuovo difeso banalmente su ogni lato, la stessa osservazione vale per la buca successiva, la 16, un par 3 di media lunghezza con un design incredibilmente povero, il green è posizionato i mezzo ad una spianata, per niente modificata durante la costruzione facendo risultare il green e i bunker un corpo estraneo in questo contesto.


Molto stretto l’ultimo par 5 del campo, la 17 è stata costruita in un canalone concavo largo non più di 30 metri per circa 400 metri, dove un lago separa in due il fairway ed è necessario scegliere se superarlo con il secondo colpo, oppure eseguire un lay-up e cercare di colpire il green da più lontano. La 18 ricalca un po’ molte buche del percorso, piatta, circondata da alberi e per nulla dotata di elementi di rilevo.


La poca cura con cui sono stati disegnati alcuni particolari, come alcuni bunker e la mancanza di movimento su un gran numero di fairway, impedisce ad un campo come quello di Croara di raggiungere un livello che va oltre quello di campo regionale. E’ strano come il livello artistico raggiunto in alcune buche, sulle quali spicca l’area del green della 3, non sia stato assolutamente ottenuto nel resto del campo. Il flusso delle buche favorisce comunque un ritmo di gioco reso a sprazzi anche piacevole, il percorso pecca comunque di poca personalità in gran parte dei suoi aspetti.